L’ARBITRO BANCARIO CONFERMA: IL DIVIETO DI ANATOCISMO E’ SCATTATO DAL 1° gennaio 2014.

Con Decisione del 08.10.2015 n. 7854, emessa dal Collegio di Coordinamento, l’Arbitro Bancario Finanziario (Abf) ha statuito il principio, già seguito da diversi giudici di merito, secondo cui il divieto di anatocismo è scattato automaticamente il 1° gennaio 2014, senza bisogno di attendere interventi attuativi.
Secondo l’Abf, l’abrogazione della riserva di anatocismo si è prodotta per intero a partire dal 1° gennaio 2014, senza bisogno di interventi ulteriori del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) e della vigilanza. La decisione si sofferma sugli argomenti che fondano la tesi dell’applicazione immediata: dallo scopo dell’intervento di legge allo svolgimento del «criterio ermeneutico storico-evolutivo», al recupero di dati letterali significativi; ecc.. E confuta l’opposta tesi, favorevole cioè all’idea di un’abrogazione differita all’esito di un intervento ad hoc dell’autorità amministrativa, pure contemplato nella norma della Stabilità e che tuttora è mancante.  arbitro-bancario
L’Abf, inoltre, esclude ogni rilevanza in proposito dell’articolo 161, comma 5 del Testo unico, norma che taluno ha inteso come produttiva di una sorta di applicazione postuma della vecchia riserva di anatocismo, sino all’«entrata in vigore» di una nuova delibera Cicr (che così sostituisca la precedente, appunto ancorata sull’abrogato regime della riserva bancaria). La norma ha solo carattere transitorio, precisa l’Arbitro: la sua funzione si è esaurita nel regolare il passaggio dalla legge bancaria del 1938 all’odierno Testo unico, come avvenuto nel 1993.
Del resto: «se la produzione di interessi composti non è più consentita da una legge primaria, viene meno per ciò stesso la giustificazione della disciplina di dettaglio, sia pure transitoria, destinata ad attuarla». Rilievo che lo porta a concludere che l’intervento del Cicr, di cui parla la norma nuova, ha solo la funzione di risolvere un mero «problema tecnico contabile», che deve «nel frattempo essere superato dalla prassi contabile» delle stesse imprese bancarie.

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IMPORTANTE PRONUNCIA DELL’ABF

Sono inapplicabili e vanno annullate le clausole poco chiare contenute nei contratti stipulati con la banca. Quando, per esempio, il meccanismo di calcolo degli interessi sul finanziamento diventa, per il cliente, incomprensibile perché troppo tecnico, il giudice può annullare la clausola ostica e sostituirla con una più trasparente. Lo ha detto l’ABF, l’Arbitro Bancario Finanziario, con una importante decisione dello scorso 20 maggio [1].

Il caso è quello di un mutuo ove si prevedeva la restituzione della somma in 360 rate mensili, con tasso di interesse pari al Libor franco svizzero a sei mesi, aumentato di uno spread dell’1,3% con previsione di piano di ammortamento predisposto dalla stessa banca sulla base di un tasso di interesse convenzionale del 5,4% e in più con la partizione di un tasso di cambio convenzionale tra franco svizzero ed euro. Secondo le “sezioni unite” dell’Abf, però, la clausola in questione non era in grado di descrivere al correntista inesperto un meccanismo facile da comprendere ai fini del calcolo degli interessi da applicarsi in caso di estinzione anticipata.
Consumatori tutelati dalla nullità

Il Collegio dell’Abf, venendo in soccorso dei consumatori, ha detto che tutte le volte in cui l’istituto di credito inserisce nel contratto una clausola poco comprensibile per il cliente viola il principio di trasparenza e, pertanto, la previsione negoziale va eliminata. In particolare si tratta di una clausola abusiva, così come l’aveva già definita, nel 2013, la Corte di Giustizia dell’UE [2] e, quindi, da dichiararsi nulla. Questo non significa, però, che al suo posto resta un “buco”, ma la previsione viene automaticamente sostituita con la norma di diritto nazionale a carattere generale, quella a cui la banca, con l’inserimento della specifica previsione annullata, aveva intenzione di derogare.

Fonte: “La legge per tutti”

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Banca d’Italia pone in pubblica consultazione le modifiche alle istruzioni sulla rilevazione trimestrale dei TEGM

La Banca d’Italia ha posto in pubblica consultazione un documento recante alcune modifiche alle Istruzioni in materia di rilevazione trimestrale dei tassi effettivi globali medi (TEGM) che recepiscono le innovazioni normative intervenute negli ultimi anni.

banca d'italiaLe modifiche principali riguardano:

a) SOGGETTI SEGNALATI.
Gli iscritti all’elenco di cui al comma 1 dell’art. 111 del TUB (operatori di microcredito) sono stati inseriti tra i soggetti tenuti alla rilevazione trimestrale dei TEGM di cui al punto A2. delle Istruzioni.

b) TRATTAMENTO DEGLI ONERI.
Per tutti gli oneri da includere nel TEG, compresa la CIV, è stato reso automatico l’obbligo di calcolo su base annua (moltiplicando per 4 l’onere trimestrale). La possibilità di inclusione nel TEG senza annualizzazione è stata limitata a specifici oneri previsti contrattualmente una tantum nell’anno.

c) OPERAZIONI ESCLUSE.
Sono state escluse dalla segnalazione le operazioni di cui al comma 3 dell’art. 111 del TUB, effettuate a condizioni più favorevoli del mercato (c.d. microcredito sociale).

Il termine ultimo per la presentazione di eventuali osservazioni, commenti e proposte è stato fissato per il 30 giugno 2015.

Vai al documento “Le istruzioni della banca d’Italia

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BANCHE POPOLARI: le novità nel decreto legge approvato il 20 gennaio

Martedì 20 gennaio è stato approvato un decreto legge per favorire gli investimenti e modificare in parte il sistema bancario italiano: l’obiettivo dell’intervento sarebbe rafforzare il sistema senza «danneggiare i piccoli istituti» e senza modificare «il credito cooperativo».

La modifica più discussa riguarda le banche popolari ed è contenuta all’articolo 1 del decreto. Non riguarda le banche cooperative né le banche popolari di piccole dimensioni, quelle cioè con un patrimonio inferiore agli 8 miliardi. Il sistema delle banche popolari conta 70 istituti, non sono coinvolte dalla riforma quindi 60 banche ma solo le prime 10 e cioè, dalla più grande alla più piccola: Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper), Banca Popolare di Milano (Bpm), Banca Popolare di Vicenza, Vento Banca, Banca popolare di Sondrio, Credito Valtellinese (Creval), Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Popolare di Bari.
Le banche popolari appartengono a una particolare categoria regolata dagli articoli 29, 30, 31 e 32 del Testo Unico Bancario (TUB). Nel Testo si dice, tra l’altro, che le banche popolari «sono costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata», che nessun socio può detenere più dell’1 per cento del capitale e che «ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute». Si tratta del cosiddetto “voto capitario”: quello per cui all’interno dell’assemblea degli azionisti ogni socio può esprimere un singolo voto – uno vale uno – indipendentemente dal numero delle azioni che detiene o rappresenta. Questo fatto secondo alcuni bloccava – secondo altri tutelava – questo tipo di istituti: concretamente impediva a un’altra banca o a un singolo soggetto di acquisire il controllo della maggioranza dei voti nell’assemblea.

Il decreto appena approvato stabilisce che entro 18 mesi, entro quindi il luglio 2016, le banche popolari che rientrano nel parametro del patrimonio superiore agli 8 miliardi dovranno abbandonare il principio del voto capitario. Questo comporterà la loro trasformazione in società per azioni. Concretamente significa che un soggetto o una banca, italiana o estera, potrebbero arrivare ad avere la maggioranza assoluta nella loro assemblea. E che le popolari, alcune delle quali sono in crisi e sono alla ricerca di nuovi capitali, potranno rientrare in processi di fusione o aggregazione esattamente come gli altri istituti di credito.

Chi è favorevole alla riforma sostiene che così si ridurrà la frammentazione delle banche popolari, garantendo agli istituti più competitività, più forza, maggiori profitti e un miglioramento delle condizioni patrimoniali: e quindi una maggiore capacità di fare credito a cittadini e imprese.
I sindacati temono che le fusioni genereranno nuovi esuberi e alcuni economisti sostengono che verrà cancellata la logica fondativa di questo tipo di banche, quella di mantenere un legame di fiducia con i clienti e uno stretto rapporto con il territorio.

Tra le altre modifiche contenute nel decreto c’è la portabilità dei conti correnti. Il costo di chiusura del conto corrente sarà cioè a carico della banca e dovrà essere fatto in tempi rapidi, «al massimo in 12 giorni» ha spiegato il ministro dell’Economia Padoan. Nel decreto dovrebbe essere garantita la portabilità senza costi per il consumatore anche degli strumenti finanziari, degli ordini di pagamento e di altri servizi e strumenti associati al conto. Se le modalità e i termini previsti dalla nuova normativa non dovessero essere rispettati, la banca dovrebbe risarcire il cliente in modo proporzionale al ritardo e alla disponibilità sul proprio conto corrente al momento della richiesta di trasferimento.

TUTTE LE NOVITA’ http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=77718

Fonte: Il Post

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SENTENZE CASSAZIONE: OMESSO VERSAMENTO TRIBUTARIO ED EVASIONE IVA

Con sentenza n. 52038/2014 la Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di omessi versamenti tributari nei termini di legge l’imprenditore è punibile per evasione fiscale anche in caso di crisi economica e di liquidità. Nel caso in esame a nulla è valsa la giustificazione dell’imprenditore di avere privilegiato l’erogazione delle retribuzioni ai dipendenti, convinto che le ritenute non pagate fossero di importo inferiore alla soglia di punibilità.

La crisi di liquidità causata da uno shock finanziario non è bastata ad integrare la causa di non punibilità della forza maggiore. In generale  privilegiare il pagamento delle retribuzioni,  aver dovuto pagare i debiti ai fornitori o la mancata riscossione di crediti vantati e documentati sono comportamenti, anche se dimostrabili, idonei ad integrare lo stato di necessità e ad escludere il dolo. In sostanza ogni volta che il sostituto d’imposta eroga emolumenti ai collaboratori ha l’obbligo di accantonare le somme dovute all’Erario per adempiere correttamente all’obbligazione tributaria.

Il reato commesso dal datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, è quello previsto dall’articolo 10-bis del Dlgs n. 74/2000. Dunque la Corte d’appello ha condannato l’imprenditore a versare le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai dipendenti per una somma integrante la soglia di punibilità, confermando la pronuncia del Tribunale.

La sentenza n. 2614 della Corte di Cassazione ha aperto uno spiraglio normativo sulla non perseguibilità del contribuente per mancato pagamento IVA per crisi economica, qualora si dimostri l’impossibilità di adempiere all’obbligo.
Come noto, l’art. 10-ter, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 impone la condanna per omesso versamento di importi superiori a 50.000 euro entro il termine lungo per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo. La condanna, nel caso in oggetto, è stata ribadita dalla Cassazione – il reato di omesso versamento IVA non richiede il fine specifico di evadere le imposte – ma introduce una possibilità di  non colpevolezza.
Secondo la Corte, infatti, la crisi di liquidità può escludere la colpevolezza del contribuente che dimostri il mancato pagamento come non rinveniente la volontà di non versare l’IVA (indebita appropriazione di somme altrui), se mai incassata. Il caso riguardava invece il legale rappresentante di una società in crisi di liquidità alla scadenza del termine lungo, che però aveva incassato l’imposta al momento di introitare i pagamenti, evidentemente poi spesa per altro.

Per “reale impossibilità incolpevole all’adempimento”, la Cassazione ha piuttosto citato il caso dell’imprenditore che non versa l’IVA perché non riscossa. In questo caso è dimostrabile che la crisi di liquidità al momento della scadenza non dipende dalla scelta di non accantonare il dovuto all’Erario, perché mai incassato. Diversamente, il contribuente deve dimostrare di non essersi sottratto al dovere di accantonamento dell’IVA già incassata.

La Sentenza 2614/2014, dunque, apre uno spiraglio nei confronti dei contribuenti fiaccati dalla crisi, che però devono dimostrare l’impossibilità incolpevole di versare il tributo. A questa Sentenza, c’è da dire, ne fanno da contraltare altre che ne indeboliscono le basi, come la pronuncia della Terza Sezione penale 27 gennaio 2014, n. 3639: l’omesso versamento IVA produce reato in ogni caso, anche se il contribuente non ha ottemperato per rispondere ad altre necessità della propria azienda dovute alla crisi.

Fonte: PMI.it

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CONVEGNO SU ANOMALIE BANCARIE E FINANZIARIE: TUTELA DELL’AZIENDA E DEL CONSUMATORE

VENERDI’ 5 DICEMBRE DALLE ORE 16:00 SI SVOLGERA’ IL SEMINARIO DI STUDI DAL TITOLO “ANOMALIE BANCARIE E FINANZIARIE. TUTELA DELL’AZIENDA E DEL CONSUMATORE: DIALOGARE CON LE BANCHE SENZA FARSI SOPRAFFARE”  PRESSO ACCADEMIA ITALIANA DEL GIARDINO – GRUPPO MATI VIA BONELLINA 49 PISTOIA.

Destinatari e obiettivi del seminario
Il Seminario intende fornire conoscenze di base in materia di anomalie bancarie e finanziarie. Queste conoscenze possono essere di grande utilità per imprenditori, professionisti e consumatori nel relazionarsi con gli istituti di credito, come banche e società finanziarie.
Il rapporto tra chi concede prestiti e chi li riceve è spesso di “amore e odio”; per coloro che hanno già ricevuto prestiti in passato o intendono richiedere nuovi prestiti o rinegoziare i prestiti in corso è fondamentale conoscere i propri diritti ed i termini tecnici come anatocismo, usura, TAG, TAEN, ecc…. Specie in situazioni di difficoltà finanziarie personali o di crisi di impresa le suddette conoscenze possono consentire all’interessato di dialogare con gli istituti di credito senza farsi sopraffare .

Contenuti del Seminario
Si parla di anomalie bancarie e finanziarie tutte le volte che dall’applicazione di norme contrattuali lecite scaturiscono effetti illeciti poiché, nei fatti, si contravviene sistematicamente a norme imperative. L’aspetto più preoccupante da rilevare è la frequenza con cui vengono rilevate anomalie negli strumenti di finanziamento e di gestione della finanza d’impresa più diffusi: contratti di conto corrente, finanziamenti per anticipi su crediti e documenti o sullo sconto di portafoglio commerciale. Tuttavia non è raro riscontrare anomalie nei contratti di mutuo, di leasing e nei finanziamenti a medio e lungo termine. Come si nota i tipi di contratti potenzialmente forieri di anomalie sono tutti contratti quotidianamente utilizzati per operazioni ordinarie di credito e dove, di norma, le parti sono da un lato una banca o società finanziaria e dall’altro un’impresa gestita da una società o da un imprenditore singolo.

Tra le anomalie più diffuse sui contratti finanziari troviamo l’anatocismo e l’usura. Ma proprio per tenere fede alla definizione sopra riportata di anomalia ci corre l’obbligo di menzionare altre anomalie quali l’applicazione delle “commissioni di massimo scoperto” in modo difforme a quanto le clausole contrattuali prevedono e nel rispetto delle linee guida fissate dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione. Di anomalie si deve parlare anche nel caso di contratti stipulati per fronteggiare dei rischi: contratti spesso siglati dal contraente più “debole” perché “forzatamente consigliati” dagli emittenti e che, sovente, oltre a fronteggiare “malamente” il rischio, nascondono “costi e commissioni occulte” che non sono state valutate compiutamente dal contraente imprenditore.

Programma
Ore 16.00 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

Ore 16.20 BENVENUTO Ing. Claudio Nobler
Ore 16.30 INTRODUZIONE Avv. Isabella Mati
Ore 16.45 ANOMALIE BANCARIE E FINANZIARIE: TUTELA DELL’AZIENDA E DEL CONSUMATORE Dott. Ciro Lenti
Ore 19.00 Domande e risposte
Ore 19.30 APERICENA
Ristorante Agrituristico Toscana Fair – Gruppo Mati

Relatori
Prof. Dott. Ciro Lenti, Presidente SICEA S.p.A., Professore a contratto Università di Pisa, Dottore Commercialista, Dottore di Ricerca in Economia Aziendale, conciliatore societario e mediatore professionista. Esperto in Finanza e Valutazioni Aziendali, esperto di   internazionalizzazione verso paesi europei.

Avv. Isabella Mati, del foro di Pistoia, esperta in diritto civile, contratti, appalti tra privati, diritto familiare, recupero crediti. Collabora con Unione Artigiani Italiani per la consulenza legale alle aziende associate.

Prof. Dott. Ing. Claudio Nobler, dottore di ricerca in Ingegneria, ha coordinato e svolto vari progetti di formazione e di ricerca locali e nazionali in materia di sicurezza del lavoro collaborazione con ISPESL (oggi INAIL), CGIL, CISL, UIL, ARPAT e ASL. Svolge consulenza a enti e aziende per la salute e sicurezza sul lavoro, assumendo anche il ruolo di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione dai rischi sul lavoro (RSPP) e di Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri. E il responsabile della sede territoriale di Firenze della Unione Artigiani Italiani e delle Piccole e Medie Imprese, coordinatore per le province di Firenze, Prato e Pistoia dell’Ente Bilaterale EBAFoS, amministratore di Polisoluzioni s.r.l.. e titolare dello Studio di ingegneria Nobler.

Per info e iscrizioni: tel. 055.430574 o compilare il seguente modulo ed inviarlo via fax. allo 178 2201716 o all’indirizzo e-mail segreteria@polisoluzioni.it

Depliant_Seminario_anomalie_bancarie_05-12-2014-PT

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